Magazine online di enogastronomia, ristorazione e ospitalità • Martedì 26 Marzo 2019

Roma è sempre più asiatica (e fusion)

Molte, intriganti, di qualità: sono le recenti aperture “etniche” di una città che sta raggiungendo Milano quanto a passione per la cucina orientale (che ultimamente è sempre più commista a sapori e tradizioni tropicali). Ve le ricapitoliamo tutte, così sapete cosa fare da qui alla fine dell’anno

Innanzitutto la novità più fresca, anche perché deve ancora arrivare (l’opening al pubblico è fissato per il 16 dicembre):

LE ASIATIQUE

E’ l’ultimo ristorante dedicato alla cucina asiatica interpretata in chiave fusion, in particolare alla commistione fra tradizione orientale e prodotti della cultura mediterranea. Si trova nel cuore della Roma più bella, in largo della Fontanella Borghese 86/A, ed è il frutto di un’idea di Michelle Sermoneta e Stefano Calò, giovane coppia dell’imprenditoria del made in Italy. E non a caso il progetto è stato sviluppato da una squadra (d’eccellenza) tutta tricolore: l’architettura, lo chef, la barlady e la firma di Laurenzi Consulting. Qualche giorno prima dell’apertura ufficiale, vi faremo sapere nel dettaglio le proposte in menu. Intanto segnate in agenda, come detto, la data del 16 dicembre.

asiatique

Sempre in tema di fusion, spostandoci però verso Circo Massimo, è nato da una manciata di giorni un nuovo indirizzo per gli amanti del sushi giapponese declinato in chiave verdeoro:

SAO BRAZILIAN SUSHI BAR

Il civico 123 di viale Aventino – che fu il cocktail bar Papageno, divenuto poi Bistreet, ovvero il bistrot dell’hotel The Corner Rome – cambia di nuovo pelle, e forma, e sostanza, e stavolta lo fa senza mezze misure. Perché nasce Sao, giappo-brasiliano sulla scia dell’ormai stranota formula di successo targata Temakinho. Due sale, due bar, cucina a vista, una 60ina di coperti complessivi e ambientazione decisamente tropicale. E nel menu tutti i classici di gran moda in questo momento: temaki, crudi di pesce, tartare, harumaki, roll oltre al Chirachi bresileiro, uno dei piatti forti del locale. Immancabili poi i cocktail sudamericani, Capipirinha e Mojito ma anche il buonissimo (ma alcolicissimo) Cauda de Galo. Aperto tutti i giorni a pranzo e a cena.

sao

La new entry più originale è senz’altro quella di via Flaminia 496/B, anche perché viene da lontano e porta con sé sapori, colori e calori tropicali (pur se a due passi dal biondo Tevere):

MAHALO

Ponte Milvio: un indirizzo esotico (anche negli arredi e negli allestimenti degli spazi) che si propone di portare nella capitale la cucina tipica del Pacifico del Sud. Un delizioso ristorantino da 30 coperti e poco più, con la possibilità di mangiare al bancone seduti agli sgabelli, proprio davanti alla cucina a vista. Piante interne, specie rampicanti, insolite lampade artigianali a sospensione, inserti in legno e naturalmente l’azzurro del mare su tutte le pareti ad avvolgervi in questa oasi d’oceano. Il menu curato da Agustina Clara Mazzetti ruota naturalmente attorno al concetto fondante del sushi fusion, modulato attraverso le più classiche ricette hawaiane impreziosite da più di qualche chicca gastronomica di isole e isolotti felici del South Pacific e arricchite di ingredienti caratteristici della zona come foglie di taro, radici di loto o jackfruit. Poi insalate di cubetti di pesce crudo marinato con olio di sesamo, cipolla e avocado (Poke); zuppe di Tahiti con pesci o crostacei, latte di cocco, spezie e erbe aromatiche. E ancora uramaki; roll vegani (Maui), roll con branzino e frutta tropicale (Oma’oma) e pure le ultime tendenze del sushi burger e del sushi donut. Infine una variopinta selezione di cocktail particolari creati dai maestri della miscelazione del Voy & Little Jumbo.

mahalo

L’apertura di Mahalo è arrivata qualche settimana dopo quella di un suo alter ego quanto a proposta nel piatto e zona della città:

NOJO

Dove la cucina del Sol Levante incontra quella hawaiana. Japan Fusion Restaurant in via Tor di Quinto 32 che fa capo a tre italiani: i soci Alessandro e Marco Pica e Valerio Sinti. Quest’ultimo è lo chef di Nojo, e ha studiato per pranzo dei menu più comodo e informali – ottimi dunque anche per le pause dall’ufficio – e per cena specialità più articolate e combinazioni di gusto e sapore da provare, volendo, nello splendido giardino zen circondato da bamboo. In abbinamento i cocktail di una selezionata lista messa a disposizione dei clienti.

nojo

Eppure il ristorante giapponese, quello doc puro e autentico, non passa mai di moda. In via Ostiense 166 ne è comparso uno dalla qualità assicurata, e consigliata:

MAMA YA RAMEN

Uno spazio che racconta la cultura del Sol Levante a tavola con un menu garantito da Kotaro Noda, già deus ex machina di Bistrot 64 qui nelle vesti di consultant chef accanto all’argentina Mariana Catellani, ideatrice dell’intero format insieme a Margherita Savarese. Ramen artigianale, senza additivi, né glutammato di sodio al centro della proposta in varie e alternative versioni, dalla più classica a quella vegetariana per esempio, con ingredienti che seguiranno pedissequamente il corso delle stagioni e materie prime di fornitori locali selezionati. Non mancano poi gyoza, onigiri e qualche specialità di riso.Vista la posizione, proprio di fronte all’Università Roma Tre, trovate piatti convenienti sia a pranzo che a cena accessibili agli studenti (ma anche, perché no, a chi lavora nelle vicinanze).

mama-ya-ramen-2

Infine una notizia di quelle con la N maiuscola. Il cambio di sede di uno dei locali storici legati alla tradizione Ramen Ya:

WARAKU

Il cult a Roma della vera cultura gastronomica giapponese: niente sushi ma ramen, udon, soba, okonomiyaki e sake. Dopo aver conquistato tutti ma proprio tutti i cuori degli appassionati, Maurizio e Miwako Di Stefano, coppia – anche nella vita – al timone di questa che è una vera e propria trattoria nipponica nascosta dietro una palestra di arti marziali dopo il quartiere Pigneto, è pronta a traslocare e a implementare il proprio successo pur senza tradire i principi che glielo hanno consegnato fra le mani. Come annunciato dal Gambero Rosso, “il 18 dicembre la palestra di via Albimonte 12 ospiterà l’ultimo servizio di Waraku come l’abbiamo conosciuto finora. Poi, trascorse le settimane necessarie al trasloco e a reperire tutte le autorizzazioni del caso, il locale sarà pronto per la riapertura (intorno alla metà di gennaio 2017) in via Prenestina 321”. Il nuovo Waraku avrà un format Izakawa, «non più un semplice ramen ya, ma neppure un fine dining in stile Hamasei, sia chiaro» dice lo stesso Maurizio. Quanto alla cucina, continua Di Stefano, «vogliamo ampliare il menu con piatti della cucina tradizionale giapponese che si vedono raramente in Italia. Stiamo già sperimentando, in collaborazione con chef giapponesi; ma i ramen resteranno protagonisti, anche nelle varianti più particolari che il nostro pubblico mostra di apprezzare, come il thai ramen».  Leggi tutto l’articolo del Gambero Rosso qui: http://www.gamberorosso.it/it/news/1026060-il-trasloco-di-waraku-a-roma-non-solo-ramen-ma-cucina-tradizionale-nel-nuovo-spazio-di-via-prenestina

waraku