Magazine di ristorazione e itinerari enogastronomici • Venerdì 09 Dicembre 2022

Colibrì: a Napoli prende il via il progetto di delivery etico

colibrì

Rispetto per l’ambiente e supporto al commercio locale con consegne in bici e packaging ecologico: così l’Associazione Cleanap lancia Colibrì e mostra il nuovo volto del delivery.

Hanno dai 22 ai 49 anni e sono uniti da un coraggioso neonato progetto di delivery etico che nasce a Napoli e risponde al nome di Colibrì.
Lo scopo di Cleanap, associazione promotrice dell’iniziativa, è quello di provare a diffondere un nuovo concetto di delivery a supporto dei piccoli commercianti e nel rispetto dei diritti dei rider e dell’ambiente perché le consegne avvengono unicamente a bordo delle due ruote della bici, utilizzando packaging ovviamente ecologico.

“Vogliamo essere replicabili, non scalabili. Non ci interessa l’espansione in altri contesti, vogliamo lavorare su Napoli, per Napoli con la comunità locale” questo il motto dell’Associazione Cleanap.

Ne abbiamo parlato con Emiliana Mellone, Presidente del progetto e Cristiano May, coordinatore del progetto.

Il nome del vostro progetto è un omaggio al Colibrì, l’uccello che, secondo un antico proverbio africano, durante un incendio divampato nella foresta si dà da fare per raccogliere acqua e spegnere l’incendio mentre tutti gli altri animali scappano. Voi avete deciso di non scappare ma restare…

“Esatto, confermiamo. In generale, l’approccio del colibrì è l’approccio della nostra associazione nei nostri 11 anni di attività a Napoli: provare a contribuire nel nostro piccolo per rendere Napoli una città più sostenibile e vivibile. Per il progetto in questione, poi il riferimento alla favola africana nasce anche perché vogliamo sottolineare i concetti di cooperazione e solidarietà: consegneremo cibo, che è cultura trasversale che unisce i popoli, vogliamo – in piccolo – provare a sensibilizzare anche su questo aspetto fornendo una gamma di opzioni diverse, italiane, ma non solo”.

Come e quando nasce Colibrì?

“Il progetto nasce da una riflessione scaturita dopo il lockdown 2020, per rispondere dal basso a uno dei nuovi bisogni dei napoletani (cfr. il delivery) e al contempo per creare opportunità lavorative solidali tramite processi di inclusione e formazione dei rider che, ad oggi, non godono di adeguate tutele e diritti. Abbiamo presentato il progetto al bando “I Quartieri dell’Innovazione” e, dopo un anno di formazione e accompagnamento progettuale, nell’estate 2021 siamo risultati tra i vincitori”.

Quali gli obiettivi a lungo e medio termine del progetto?

Il progetto è assolutamente complesso e si compone di vari obiettivi:
1) Il coinvolgimento di un team ex novo: abbiamo lanciato una call to action al fine di selezionare 20 partecipanti per un percorso di formazione e approfondimento volto alla selezione del team di rider.
2) Obiettivo di lungo periodo è coinvolgere i beneficiari (riders) facendoli diventare parte attiva del progetto, imprenditori sociali, al fine di co-progettare uno spin off, magari una cooperativa.
Per raggiungere questo obiettivo, dovremo necessariamente raggiungerne un altro: rendere il nostro delivery sostenibile, non solo dal punto di vista ambientale, ma anche dal punto di vista economico.

Altri obiettivi per noi fondamentali sono:
3) Rendere il servizio sostenibile e amico dell’ambiente, grazie all’uso di biciclette per le consegne, eco packaging, campagne di lotta allo spreco alimentare, offerte vegan e veggy.

Inoltre, le bici sono equipaggiate con sensori della qualità dell’aria, mapperemo la città per condividere queste informazioni con gli enti pubblici  ed i nostri concittadini.

4) Generare comunità di prossimità ed economia locale, supportando i commercianti dell’area interessata dal servizio (Centro antico, centro storico, Chiaia, Vomero)”.

Uno dei nostri motti è che vogliamo essere replicabili, non scalabili. Non ci interessa l’espansione in altri contesti, vogliamo lavorare su Napoli, per Napoli con la comunità locale.

Da chi è composta la squadra di Colibrì?

“La squadra di Colibrì è composta dall’associazione Cleanap che ne ha curato il project management durante la prima fase di formazione del bando, che ne cura tuttora la comunicazione, nonché i rapporti con il Comune; ovviamente parte integrante della squadra è il team di rider, composta da 5 ragazzi dai 22 ai 49 anni!
Il  progetto è stato presentato con INN – International Napoli Network come partner e Colibrì aderisce al network internazionale CoopCycle.
Saremo però veramente soddisfatti quando potremmo dire che la squadra  Colibrì sarà composta anche da una rete di ristoratori responsabili e di utenti consapevoli che sceglieranno il nostro servizio per sostenere la causa”.

Come funziona il servizio?

“Funzionerà in modo simile agli altri delivery: attraverso il nostro sito oppure scaricando l’app Coop Cycle e localizzando su Napoli, si potranno fare gli ordini presso i ristoranti che aderiscono al network. Si potranno scegliere quantità e anche pianificare le consegne ad orari stabiliti. Ciò che differisce dalle altre piattaforme è nella missione del progetto: siamo una piccola realtà locale, proviamo a cambiare il sistema scardinando i meccanismi della gig-economy: abbiamo assunto i rider e in questo percorso proveremo ad indirizzarli verso l’auto-imprenditorialità. Teniamo all’ambiente e ai processi che valorizzano la comunità locale”.

Pensate che il modello “Colibrì” sia alla lunga esportabile o esiste già in altre città?

“Uno dei nostri motti è che vogliamo essere replicabili, non scalabili. Non ci interessa l’espansione in altri contesti, vogliamo lavorare su Napoli, per Napoli con la comunità locale. Il modello Colibrì, come dicevamo sopra, fa riferimento ed è affiliato ad una rete di cooperative afferente al network internazionale CoopCycle. Abbiamo a disposizione strumenti e know-how e tutti possono intraprendere una progettualità del genere, in teoria. In Italia, per il momento, esiste già la cooperativa Robin Food di Firenze che opera con le stesse dinamiche”.

Noi vogliamo creare un servizio alternativo alle grandi piattaforme multinazionali che tuteli i lavoratori e i loro diritti, non li sottoponga a rischi.

Cosa differenzia il vostro progetto dagli altri modelli di delivery in termini di tutela  dei diritti del lavoratore?

“In Italia ci sono circa 60mila rider senza contratto, senza ferie, senza alcuna copertura sanitaria o assicurativa. Chi utilizza le grandi piattaforme multinazionali (es. Uber Eat), si mette in gioco e rischia in prima persona: il suo lavoro e il suo guadagno dipendono da algoritmi che hanno come finalità l’efficienza e la velocità nelle consegne. Noi vogliamo creare un servizio alternativo che tuteli i lavoratori e i loro diritti, non li sottoponga a rischi. Inoltre l’equipaggiamento dei riders (nel nostro caso bici elettriche, cellulari, caschi etc) è fornito da noi, mentre invece non è così negli altri casi.

Infine i ristoranti per noi sono partner e non clienti. Applichiamo fee più eque (sapete che le fee medie delle grandi piattaforme sono del 27-30% + IVA?) e intendiamo instaurare rapporti di network e di solidarietà”.

Conciliare un progetto etico e sostenibile con una necessaria autonomia economica è possibile? E se sì come?

“Secondo noi è possibile, se si lavora con la comunità locale e se si passano dei messaggi chiari che puntano sulla condivisione di valori. Noi, abbiamo redatto un manifesto valoriale a cui tutte e tutti possono guardare e che può essere integrato in crowd. Lo trovate sul nostro sito ed è sottoscritto da chi aderisce al nostro network. Riteniamo che scegliere i propri partner sulla base di questi prerequisiti possa essere garanzia di solide e importanti relazioni. Speriamo di essere un’alternativa valida agli altri delivery e di conquistare una nicchia di mercato fatta da persone attente a queste tematiche. Noi scommettiamo che sono di più di quelle che pensiamo, siamo degli ottimisti!”

Hai voluto la bicicletta e ora pedala! Quanto ci sarà ancora da pedalare per fare sì che progetto come il vostro diventi un modello diffuso?

“Tanto, sicuramente. Soprattutto in un contesto come quello napoletano in cui la mobilità dolce e sostenibile è ancora tutta da valorizzare (pensiamo alla mancanza di infrastrutture, segnaletica, percorsi, sensibilizzazione). Eppure noi ci siamo e siamo tra i tanti colibrì che provano a fare la loro parte anche in questo in città!”