Un’identità consapevole e personale, profondamente radicata nel territorio siculo ma affinata nelle cucine delle più importanti città europee. Queste sono le caratteristiche della cucina di Giuseppe Torrisi che al Cortile Santo Spirito, attraverso i suoi piatti, racconta il paesaggio circostante.
Giuseppe Torrisi nasce ad Acireale, in Sicilia, ed è lì che prende forma la sua prima educazione al gusto, tra i profumi degli agrumi, il mare e una tradizione culinaria profondamente radicata nel territorio. Un paesaggio sensoriale, capace di imprimere nella memoria sapori e gesti tramandati, destinati a riaffiorare. Una sensibilità che lo accompagna nel tempo e che si affina lontano da casa, nelle cucine di alcune tra le più prestigiose destinazioni europee: dal Le Chalet d’Adrien e Beau-Rivage di Losanna, al Rosatsch di St. Moritz, fino al Relais Bernard Loiseau in Borgogna, definendo un’identità culinaria sempre più consapevole e personale.
È però nel ritorno alle origini che lo chef trova la sua voce più autentica. Al Cortile Spirito Santo, Torrisi trasforma il bagaglio dei viaggi e delle esperienze internazionali in una cucina personale, elegante e profondamente identitaria, un racconto gastronomico che nel 2023 viene premiato con la stella Michelin. Un ritorno che non è solo geografico, ma soprattutto sensoriale: la sua cucina nasce dall’ascolto del territorio e ne restituisce l’essenza con misura e raffinatezza.



Camminare per le vie di Ortigia significa entrare nello stesso universo che ispira i suoi piatti. È un percorso lento, avvolgente, fatto di aria salmastra, note di agrumi e profumi di mare che si insinuano tra i vicoli barocchi. Un’esperienza che trova la sua cornice naturale in Palazzo Salomone, edificio dalle mura chiare levigate dal tempo e dalla salsedine, dove l’arte dell’ospitalità incontra quella del gusto. Il palazzo seicentesco è un esclusivo boutique hotel i cui interni, luminosi e raffinati, accolgono un design contemporaneo capace di dialogare con rispetto con l’anima storica del palazzo, offrendo un’idea di lusso misurato, fatto di dettagli curati e confort discreto.



La tradizione culinaria del paesaggio
La cucina di Torrisi diventa traduzione culinaria del paesaggio. Lo dimostra l’antipasto “Ricciola e gambero rosso d’Ortigia”, in cui la dolcezza carnosa del pescato incontra la sapidità marina di un dashi alla bottarga, evocazione diretta del mare. Il tutto è bilanciato dalla freschezza del cacomela, dal finocchio che armonizza il piatto e da un tocco finale di mandarino verde, vaporizzato come un profumo, capace di illuminare ogni boccone.


Altro passaggio emblematico di questo percorso è il “Tributo a Santa Lucia”, spaghettone con finocchietto, bottarga, alici e garum. Un piatto dal profilo mediterraneo intenso ma sorprendentemente equilibrato, in cui mare e terra dialogano con eleganza. Il finocchietto prepara il palato, lasciando emergere la sapidità burrosa delle alici e la nota iodata della bottarga, mentre il garum amplifica il tutto con una profondità umami che allunga il gusto e conquista.


In cantina, questo racconto trova un’estensione naturale nel lavoro di Antonino Amato, il sommelier, la cui sensibilità accompagna con discrezione e precisione la cucina di Torrisi. La sua ricerca segue la stessa filosofia dello chef: valorizzare il territorio, leggere i piatti in profondità e costruire degli abbinamenti che non sovrastano, ma amplificano.
Pregevole, in sala, anche il lavoro di Rosario Campailla e Raffaele Condò, la cui conduzione attenta e professionale rendono il servizio impeccabile e distinto, contribuendo in modo determinante alla qualità complessiva dell’esperienza.
La cucina di Giuseppe Torrisi, che si distingue per coerenza e identità, è, in definitiva, un atto di ascolto e di restituzione che si traduce in un progetto gastronomico fortemente legato alla Sicilia, con piatti dalla forte tensione gustativa, dove freschezze agrumate e una sapidità persistente, ma misurata, danzano tra di loro. Un gesto culinario che diventa racconto di un territorio e che, al termine del percorso, lascia la sensazione di aver vissuto non solo una cena, ma un luogo, con la sua storia, i suoi profumi e la sua luce.

