Magazine online di enogastronomia, ristorazione e ospitalità • Mercoledì 23 Maggio 2018

La pasta diventa 2.0 (e stampata in 3D)

pasta diventa 2.0

L’idea di alcuni ricercatori dell’Istituto di Tecnologia del Massachussets (MIT) ha l’obiettivo di ridurre i costi di spedizione dei prodotti alimentari. Ma pure Barilla ha cominciato a stampare nuovi formati (VIDEO)

E pure la pasta diventa 2.0, o meglio 3D. Proprio così, un gruppo di ricercatori del MIT (Institute of Technology del Massachusetts) ha realizzato una particolare consistenza grazie alla quale, una volta immersa nell’acqua, la pasta stessa assume forme e sembianze grazie a un’apposita stampa tridimensionale. Vi sembra incredibile e pure inutile, vero? In realtà però non è così. Cerchiamo di spiegarvelo.

Gli scienziati del dipartimento Tangible Media Group” del MIT sono partiti dall’osservazione di un normale pacco di pasta e hanno notato che per esempio in una scatola di fusilli il 67% dello spazio è destinato all’aria e non viene dunque utilizzato.

Hanno quindi pensato a una soluzione per poter impacchettare la pasta in modo per così dire piatto, come fosse sottovuoto, per consentire non solo a chi la compra di avere un minor ingombro in dispensa ma anche e soprattutto a chi la trasporta o la vende di aumentare la portata delle proprie scorte (e di risparmiare sui costi di viaggi e spedizioni).

Si è così messo a punto una pasta composta da due strati di gelatina e amido di diverse densità. Lo strato superiore è più denso e, tuffato nell’acqua, la assorbe in maggiore quantità rispetto a quello inferiore, aumentando di volume in modo più evidente, finendo per curvarsi e arricciarsi e assumendo dunque svariate forme.

Forme che vengono controllate e definite grazie alla stampa 3D, con cui gli studiosi hanno creato strati di cellulosa (adatti al consumo alimentare) e praticamente idrorepellenti, e che avvolgendo entrambe le estremità della pasta in acqua agiscono come una barriera o se volete come una formina per dolci, e consentono la creazione di forme e figure differenti scelte di volta in volta a priori, durante il processo di design della cellulosa da stampare.

Il gruppo di ricerca del MIT sostiene che si possa ottenere un risultato simile in futuro anche con una stampante non 3D. E in questo senso sta pensando a un software economico che possa far progettare il design autonomamente e «renderlo democratico» per tutte le aziende, come dichiarato nel report sul sito.

Pure Barilla ha pensato alla pasta 3D

Lo scorso anno a Parma anche Gruppo Barilla, leader mondiale nel mercato della pasta, ha presentato un prototipo in 3D nel corso di Cibus Connect, il salone internazionale dell’alimentazione dedicato alle nuove tendenze del food.

Il progetto è nato da una collaborazione con il centro di Ricerca Olandese Tno (Organizzazione Olandese per la Ricerca Scientifica Applicata). Nel 2015 è stato realizzato un primo prototipo con tecnologia di stamp3D in grado di produrre pasta fresca in 2 minuti, utilizzando un impasto preparato solo con semola di grano duro e acqua. Il tutto rivolto alla creazione di nuovi formati dalle forme e dalle geometrie non ottenibili con le tradizionali tecnologie utilizzate per la produzione di pasta.

Personalizzare la propria pasta non significa solo darle la forma che si desidera, ma anche poterne cambiarnee il gusto, la consistenza, il colore e il valore nutrizionale, grazie all’impiego di ingredienti come verdure, legumi, farine di altri cereali integrali per avere una pasta più ricca di fibre, oppure con un contenuto proteico più alto.

Il progetto è ancora in una fase di ricerca con orizzonte temporale di medio-lungo termine.