Magazine di ristorazione e itinerari enogastronomici • Domenica 09 Agosto 2020

Mixology&Food al Seven Restaurant Rooftop Garden

Quella di organizzare eventi all’interno di alberghi, dimore storiche e Bed and Breakfast di lusso è una moda in voga già da tempo al Nord e Centro Italia, che, solo più di recente, sta facendo timidamente capolino anche al Sud. “Meglio tardi che mai” è il caso di dire soprattutto perché in Sicilia esistono tante dimore storiche che, una volta ristrutturate, sono state trasformate in accoglienti dimore di charme o in prestigiosi alberghi dagli interni preziosi ed accoglienti che sarebbe, davvero, un peccato non conoscere.

L’apertura di questi luoghi, normalmente destinati ad essere fruibili solo per gli ospiti delle strutture ricettive, offre la preziosa opportunità anche agli avventori locali di godere della bellezza di spazi di cui, altrimenti, non potrebbero usufruire.

A cogliere questo spunto interessante è il Seven Restaurant Rooftop Garden, il ristorante posto all’attico dell’Hotel Ambasciatori nella centralissima Via Roma a Palermo, che dispone di una terrazza dal panorama mozzafiato, che propone la formula “Mixology & Food”, una nuova esperienza gourmet che sancisce l’incontro perfetto tra cucina e mixology. Il locale, dalla cui terrazza è possibile ammirare i principali monumenti della città, è una sorta di oasi in stile jungle. Al suo interno propone un’atmosfera elegante e familiare, una raffinata casa domestica, dove spiccano i colori del verde, le decorazioni floreali e il contrasto tra il bianco e il nero, un ambiente in cui si respira tranquillità e benessere.

Questa fase di rinnovamento nasce da un nuovo progetto voluto da Alessio e Luisa Attinasi, i giovani titolari che hanno, da due mesi, preso in mano le redini dell’albergo di famiglia con lo scopo di portare in esso una ventata di freschezza, tipica dei loro 30 e 26 anni che, unita alla contaminazione proveniente da una lunga esperienza del fratello maggiore nella Capitale, ha come risultato un format “easy” atto a “sdrammatizzare” luoghi spesso considerati inaccessibili.

Della formula vincente va anche dato ovviamente merito alla fruttuosa unione tra lo chef Marco Vitale e il barman Leonardo Romano.

La parola “esperienza” – spiega Alessio – qui è la chiave di tutto, perché tramite mixology voglio riuscire a dare anche una nuova dimensione di accostamenti tra food & beverage. In Leonardo e Marco penso di aver trovato i due tasselli fondamentali per riuscire a proporre questo tipo di messaggio ed arrivare a quel tipo di esperienza che vorrei far vivere tutti”.
Anche nel loro caso la giovane età di entrambi sembra essere il filo conduttore di un connubio ben riuscito.

Marco, classe ‘88 , sembra avere già le idee molto chiare, grazie alle numerose esperienze compiute all’estero e in alcune cucine d’Italia, che gli hanno permesso di creare un taccuino ricco di personalissime ricette che custodisce gelosamente e aggiorna periodicamente. Leonardo, 32enne di origini bagheresi, dal canto suo, ha avuto modo di sperimentare e affinare la propria tecnica presso diversi locali di Palermo, tra cui il ristorante Charleston riuscendo a creare uno stile assolutamente unico in base al quale ogni cocktail diventa un vero e proprio “elisir” bello da vedere e piacevole da gustare, regalando all’arte della Mixology la leggerezza che la rende adatta ad accompagnare un intero pasto.

Tra le nuove proposte del menù, infatti, oltre alla possibilità di scegliere i nuovi piatti dello chef da abbinare ai vini, sarà possibile gustare un menù mixology&food che propone abbinamenti tra piatti e cocktail. Ogni abbinamento ha lo scopo di stimolare le esperienze sensoriali; inizia con una sinergia di idee e conoscenze che portano chef e barman ad influenzarsi a vicenda e ad oltrepassare delle linee di confine canoniche con l’intento di scardinare concetti e preconcetti culinari. “Così sedendovi e ammirando le cupole di questa città vi capiterà di gustare una tartare di manzo abbinata ad un drink a base di vino rosso e funghi pioppini, come l’Avvelenata – dice Leonardo- oppure gustare un carpaccio di gambero sorseggiando un mezcal macerato alle olive nere per oltre due mesi. Creatività e passione si alleano non per stupire ma per cambiare l’idea di percorso e l’esperienza gustativa, simile ad una danza sufi, ma trascinando l’ospite in un girotondo di profumi, aromi inaspettati e accostamenti gustativi contrastanti”.

Tra i piatti in menù consigliati dallo chef la tartare di vacca Cinisara all’italiana affumicata, salsa di carne, mini-verdure e funghi pioppini, il manzo, porro, carote, finocchio, zucchina, germogli, fiori eduli, funghi pioppini, la fregola sarda risottata, cozze, vongole, tartare di gambero rosso di Mazara, crema al prezzemolo e acqua di finocchietto, il filetto di manzo siciliano, jus di carne al melograno, pure di carote, carote croccanti ed erbette spontanee. Ottima anche la proposta per i vegetariani come l’uovo panato con scaglie di tartufo, la fregola sarda risottata con verdure di stagione e i carciofi con crema di pecorino e pesto di basilico, solo per citarne alcuni.

Tra i cocktail da provare l’avvelenata a base di vino rosso (da uve Schiava), sciroppo ai funghi pioppini e seltz, il Seaweed Sour con Gin alle alghe, seltz, zucchero di mela, il Pink Noise a base di calvados, melograno, vino rosè da Perricone e un ottimo amaro preparato con radice di rabarbaro ed erbe spontanee preparato artigianalmente dalle sapienti mani di Leonardo.