Magazine online di enogastronomia, ristorazione e ospitalità • Venerdì 15 Febbraio 2019

Nè bianco nè rosso. E’ orange il vino dell’autunno

Il colore ambrato lo deve al mosto che rimane a lungo in contatto con le bucce dei chicchi. E’ naturalissimo, senza lieviti aggiunti e filtrazioni. E si abbina al pesce crudo così come a carne e selvaggina. Presto molti ristoranti lo inseriranno in carta, nel frattempo un festival lo celebra (il 22 novembre a Vienna)

Nè bianco, né rosso: è orange il vino dell’autunno. Mai sentito parlarne? Eppure non è certo una novità, e nemmeno il frutto chimico del processo di modernizzazione dell’enologia.

I vini arancioni, che verranno celebrati il 22 novembre a Vienna con il più importante festival del settore, non sono altro che vini bianchi dalla lunga, lunghissima macerazione dell’uva, e il cui colore è dato dal mosto in fermentazione che rimane a lungo in contatto con le bucce dei chicchi, traendo da esse i tannini e il tono arancione dorato con tendenze all’ambra.

Nulla di artefatto, dunque. Tutt’altro: sono vini che più si avvicinano al concetto di naturalezza assoluta, proprio per la loro lenta maturazione (anche in cantina). E poi sono prodotti senza lieviti e filtrazioni.

Per ora costituiscono una nicchia nel mercato, ma gli esperti e gli appassionati assicurano che ben presto la fama della loro bontà aumenterà, e se non sugli scaffali dei negozi di certo nei ristoranti, viste anche le loro molte e trasversali proprietà gustative che li vedono accompagnare bene filetti e crudi di pesce, piatti di cucina asiatica (in particolare quella giapponese con il sushi), ma anche carne e selvaggina – in particolare agnello e capretto – per via di un sapore intenso unito alla fragranza e alla persistenza del retrogusto tipiche di un autentico rosso da tavola.

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I vini arancioni vengono definiti d’autore perché la loro produzione richiede un’enorme mole di lavoro manuale e di cura per il vigneto per ottenere uve sane che dopo la nobile trasformazione in vino necessita di una costante attenzione in cantina. Vengono dunque da piccole aziende spesso a conduzione familiare perché i coltivatori sono per lo più contadini all’antica, e profondamente radicati alle tradizioni e ai ritmi naturali della terra.

L’epicentro della produzione coincide con l’area del Nord Adriatico: Italia, Slovenia, Austria, Croazia, ma anche in Francia e Spagna ne stanno nascendo molti, così come in regioni con inferiore tasso di cultura vinicola come Nuova Zelanda, Stati Uniti e Sudafrica.

La zona di origine vera e propria è invece la Georgia, da qui infatti proviene la caratteristica tradizione (antichissima) nei Kvevri, contenitori di argilla sepolti nella terra dove il vino macera rimanendo a contatto con le bucce per diversi mesi.

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