Magazine di ristorazione e itinerari enogastronomici • Domenica 22 Settembre 2019

Taormina, la Plage Resort e il suo Staff: Elogio all’accoglienza siciliana in grande stile

36 ore di intense emozioni mediterranee e piacevolezze enogastronomiche etnee

L’Italia senza la Sicilia, non lascia nello spirito immagine alcuna. È in Sicilia che si trova la chiave di tutto […], la purezza dei contorni, la morbidezza di ogni cosa, la cedevole scambievolezza delle tinte, l’unità armonica del cielo col mare e del mare con la terra; chi li ha visti una sola volta, li possederà per tutta la vita”. Johann Wolfgang von Goethe; Viaggio in Italia (Italienische Reise, 1816/1817)

Sicilia, terra intensa di sole e di lava, briciola di terra nel mondo e generoso pane; il mio viaggio verso Te, verso i tuoi spigoli e le tue dolcezze, verso il tuo paradiso conteso tra principesca accoglienza e violenta prepotenza, porta sempre con sé la stessa eterna emozione dei primi occhi che ti videro emergere dal blu. 

Per questo ho comprato un biglietto aereo di mattina presto, per raggiungere le tue sponde e godere appieno del tuo abbraccio, pur nel mio poco tempo a disposizione. 

Assonnata ma vibrante d’attesa, quella propria di chi già pregusta qualcosa di succulento, atterro presto a Catania. Sono le 8:30, sono sveglia dalle 4. Guido (nomen omen), il mio gentile autista, mi attende all’uscita con un foglio con scritto “De Bellis”, e penso che è bello avere qualcuno che ti sta aspettando, anche se non ti conosce. 

La strada corre veloce, arriviamo a Taormina dove l’aria si è cominciata a scaldare e il sole ad illuminare i turisti in calzoncini che, seduti ai tavolini, iniziano a popolare le pasticcerie dove abbondano brioche “col tuppo” calde e pronte per essere affogate in ottime granite, o da farcire con densi e scioglievoli gelati; oltre ai cannoli, ines, cassate, arancini, pizzette, calzoni ed ogni ben di Dio. Mentre penso visualizzo, e sento il primo crampo di fame sicula.

Arrivo a La Plage Resort del Gruppo Ragosta Hotels Collection con il mio fedele bagaglio a mano, un borsone grigio che ne ha viste di cotte e di crude, sempre lo stesso, da almeno 12 anni. 

All’ingresso mi accoglie il sorridente Direttore, Gianluca Taglialegne, che gentilmente mi offre il primo caffè fronte Isola Bella, che se ne sta lì davanti ai miei occhi, bellissima e misteriosa, talmente vicina da poterla toccare con un dito. 

Con Gianluca, siciliano nel cuore e che qui ha voluto mettere nuove radici, concordo un itinerario di massima per ottimizzare le mie 36 ore siciliane, che iniziano con un giro in barca alla scoperta dei segreti del tratto di costa taorminese, con le sue tipiche forme irregolari e i monti Peloritani che si gettano bruscamente nel mare creando suggestive insenature e punti panoramici che hanno fatto la storia VIP di questo tratto di mondo; prosegue poi con un light lunch, un giro a Taormina, un aperitivo a la Plage Beach Club, una Cena Fusion Gourmet, una bella colazione abbondante e luminosa, qualche ora di lettino, un bagno e, prima dell’aeroporto, una veloce visita in una grotta lavica ed un articolato giro in Cantina vitivinicola sulle vulcaniche pendici del grande ETNA.

Prima della barca raggiungo e scopro la mia camera. Ho detto “camera” e non posso sorvolare, perchè La Plage Resort, struttura da sempre attenta all’ambiente, viene caratterizzata dai sorprendenti comfort delle 61 camere, comprese suite da capogiro con giardini privati e bungalow con Jacuzzi esterna con idromassaggio; tutte sistemazioni pensate e progettate per generare il minimo impatto sulla natura circostante della Riserva Naturale di Isola Bella e per vivere una dimensione paradisiaca immersi nella quiete di una pineta secolare fronte mare.

Adagiato sulla spiaggia, perfettamente integrato nella natura, senza strappi, La Plage mi appare infatti come un Boutique Resort, particolarissimo, di dimensioni raccolte, che ha tutto e non ti fa mancare nulla, inclusi i percorsi rigeneranti della Expure Spa, che uniscono i benefici dell’acqua a bagni di calore e massaggi esclusivi.

Ma torniamo alla barca. Passo per la reception e mi vengono incontro con una glacette ricolma di frutta, flûte e Prosecco (Cusumano) penso: “beh, ci saranno altri”. Invece no, è solo per me, che viaggio sola, e che in verità non lo sono mai.

Quindi, mi lancio in barca e Peppe, Pescatore e Skipper di stagione, mi fa da “Cicerone-Tritone” per un ampio giro della costa di Taormina. Da terra la prima cosa è la grotta a forma di cuore, spesso utilizzata dalle giovani coppie siciliane per le “fuitine” e che sembra essere benaugurale per le giovani coppie in attesa di fare famiglia. Il tour procede tra sacro e profano, aneddoti, storie, immagini di vecchi e nuovi lustri. 

L’isola Bella (isula Bedda in siciliano) sarà di certo nota ai cinefili per la celebre scena di Marcello Mastroianni in “Divorzio all’Italiana” mentre cerca sua moglie per vendicare il suo (indotto) tradimento. Ecco, quella che fu sede di amore e passione cinematografica, un tempo fu anche e soprattutto il presidio marino di Florence Trevelyan che la acquistò nel 1890 costruendo tra le sue rocce una casa-castello che oggi è museo (ingresso 4€) raggiungibile con una breve passeggiata grazie all’esigua distanza che a volte per via delle maree, si annulla.

Torno a terra ed è l’ora del pranzo. Mi preparo al mio impatto con la cucina dell’Executive chef Mario Casu (in copertina), abile inventore di connubi di stampo tradizionale in cerca di evoluzione, e che sta portando avanti il concetto di Alta Cucina Siciliana fondendo ingredienti locali, profumi mediterranei ed influenze internazionali. Lui, come detto, lo ha definito un “light lunch”, io l’ho guardato con sospetto anche perchè credo che le parole Light e Sicilia siano un ossimoro e non possano stare nella stessa frase senza stridere, e così è stato.

Si inizia leggeri, in una finta sordina, con un’ insalata di mare di notevole pregio per la qualità e la consistenza della materia prima, freschissima, che dal mare, in effetti, potrebbe saltarti dal mare direttamente nel piatto; si prosegue con una bruschetta con dentice marinato, pomodorino appassito e arancia candita, su una pane compatto di grano duro: ottima. Se ci fosse anche del formaggio primo sale, potrei pensare ad una sublimazione del Pane Cunzatu, ma questa è “un’altra sponda”.

A sottolineare le premesse/promesse light arriva poi il turno della parmigiana di melanzane, eseguita magistralmente con grande manico e sapienza casalinga e popolare. Poi lo chef esaudisce un mio desiderio, “le sarde alla beccafico”, tra i miei piatti preferiti, ed arrivano avvolte da una panatura dorata e croccante che protegge un tenero ripieno dolce e sapido con tutta la Sicilia dentro, poi arriva il turno della grigliata di mare e del tonno, che qui e in questo periodo dicono sia buonissimo, e così è stato.

Chiude il primo valzer siciliano un fresco sorbetto al limone, e sono praticamente le 16:30. Molto bene.

Verso le 5 ho appuntamento con gentilissima e sicilianissima Laura Mandalà – Front Office Manager, e con lei mi preparo alla ri/scoperta di Taormina. 

Sara ( io) e Laura – Front Office Manager

E’ lunedì pomeriggio, il corso è pieno come se fosse il sabato del villaggio, la luce si infila nei vicoli, illumina la grande strada, le chiese, i monumenti, le piazze, si riflette tra i capelli sciolti delle ragazze che passeggiano.

Se chiedi ad un taorminese dove mangiare un arancino, una granita e un cannolo, tutti risponderanno “BamBar“ per le granite, “Da Cristina“ per gli arancini e “Pasticceria d’amore” per i cannoli, cassate e simili. Quindi non rimane che farsi forza e provare provare provare. 

Avrei mangiato tutto e a cuor leggero se non mi fossi trovata tra i due fuochi (e molte più padelle) nonché solo a metà di una staffetta gastronomica che, dopo il tour a di Taormina con Laura – concluso con un salto da “Sisilì”, ristopub dal sapore londinese con terrazza panoramica dove gustare grigliate di carne di cavallo a pochi passi dal centro – mi vede tornare presso La Plage dove mi attende Mario Grasso, F&B manager sommelier e barman, che sarà anche il mio compagno di aperitivo e cena, e che, per introdurre la cena mi fa assaporare un ottimo cocktail, un Dama Etnea per la precisione, preparato con Gin Etneus, Solerno, Etna Bitter, Spremuta pompelmo rosa e tonica fever tree.

Ecco cosa vuol dire accoglienza, vuol dire prendersi cura dell’altro, anzi, prendersi carico del benessere di qualcuno cercando sempre di offrire il massimo senza farlo pesare, da ogni punto di vista, grammature comprese!

Sono ormai le 22, sono pronta per affrontare la cena, un percorso degustazione fusion pensato dallo chef Mario Casu, lui che ha scoperto l’amore per la cucina nel panificio e laboratorio di gastronomia di famiglia ed ha avviato un percorso professionale lavorando in ristoranti di livello in Inghilterra e Germania, per poi tornare nella sua bella terra. 

il suo motto “dalla natura al piatto” sintetizza la sua cucina fresca e naturale e attenta ai prodotti stagionali, con particolare attenzione al territorio e alla riscoperta delle origini e che mi mostra così, partendo dal pane di tuminia impreziosito da olio EVO, prosegue con Fiori di zucca fritti e stracciatella, Carpaccio di pesce spada e frutti rossi, Polpo rosticciato, Gnocchi di pistacchio con crema di burrata polvere d’arancio, Spaghettoni ai ricci di mare, Tonno rosso caponata e hummus, per chiudere con Ananas, cocco e fragoline, e la piccola pasticceria con cannolini e cassatine annessi.

Torno in camera sazia e appagata. Mi sveglio all’alba. Sono le 5 sono già in piedi, sento il suono del mare, mi arriva persino il suo profumo spinto dalla melodia costante delle onde, non riesco a dormire, percepisco la bellezza del mondo fuori dalle mie mura, devo uscire. Devo vedere l’alba. Sulla spiaggia non c’è nessuno. giusto qualche gabbiano e il cielo, che si fa via via più chiaro, più luminoso.

Mi riempio gli occhi sempre affamati di bellezza e di verità; nel frattempo sono le 6, che faccio? La risposta è lì davanti a me, si chiama ALBA.

Alle 7:30, pronta e sorridente, faccio il mio trionfale ingresso nella sala colazioni, che è scenografica, con i tavoli ricolmi per esaudire ogni voglia di prima mattina.

Abbondano frutta, torte ed assaggi di pasticceria, i formaggi freschi e stagionati, caponata, salumi e salmone affumicato, pani di ogni tipo, yogurt nei vasetti di vetro , le spremute e cesti di agrumi e, soprattutto, la cordialità dello staff, né quella di circostanza né quella dovuta, ma quella sincera, spontanea. Mi alzo soddisfatta, finalmente mi attende la spiaggia, tempo per leggere, scrivere, tradurre i pensieri, dar loro un nome ed una cornice.

Per le giornate in spiaggia infatti, il Beach Club, è uno dei punto di forza del resort. Tra l’azzurro del mare e il verde del parco, gli ospiti possono trascorrere giornate in relax, coccolati dallo staff con tutti i servizi dedicati, dagli ombrelloni con lettini – con un’area anche per chi non soggiorna in albergo – all’elegante beach bar, arredato con salotti e tavoli, per degustare piccole chicche di gastronomia siciliana e cocktail fino ai piacevolissimi aperitivi in musica. 

Rifiutando, a fatica, ogni arancino ed ogni forma di cibaria proposta, opto per la soluzione “digiuno” fino al prossimo impegno enogstronomico, ovvero una degustazione di vini vulcanici sulle pendici del potente Etna.

Guido infatti, prima di riportarmi in Aeroporto, mi porta prima alla scoperta di una grotta lavica, poi all’ Azienda Vitivinicola Gambino, un’impresa di famiglia sulle pendici dell’Etna, dove il rapporto con il territorio, la vigna, il prodotto e il rapporto con gli ospiti è rigorosamente all’insegna dell’autenticità e del calore mediterraneo. Situata tra i 500 e i 1400 metri di altitudine,  tra i boschi del Parco Nazionale e di fronte alla riviera taorminese qui si trovano le località a più spiccata vocazione vitivinicola, e i vigneti più rappresentativi dell’enologia etnea d’alta quota. Sono stati tra i primi a scommettere sulle imprevedibili possibilità di questa nera terra, riuscendo ad interpretarla e valorizzarla, raccogliendo a mano perché la pianta come la terra ha bisogno di tempo e silenzio. La cantina si trova a undici metri sotto il suolo, scavata nella roccia vulcanica per un controllo naturale della temperatura. 

Una volta in aereo, con la cintura allacciata ( a fatica) e nelle scarpe ancora i lapilli come sassolini, ripenso alle ore appena trascorse, a La Plage Resort, a tutto il suo staff, a tutta la cura e la premura riservata ad una viaggiatrice solitaria.

Lascio la Sicilia piena di una riconoscenza che non si può tradurre in parole e lascia spazio solo al desiderio di tornare presto. Fatelo anche voi.

La Plage Resort è parte del gruppo Ragosta Hotels Collection (www.ragostahotels.com) ed è collegato al centro di Taormina tramite un panoramicissima funivia.