Magazine di ristorazione e itinerari enogastronomici • Giovedì 25 Febbraio 2021

I vini più storici di tutte le epoche

vini storici

I vini più storici: viaggio immaginario attraverso le cantine che hanno fatto la storia d’Italia

Quali sono i vini più “storici” d’Italia? Spesso ci facciamo incantare dalle annate più blasonate di grandi cantine, ma sapete quali sono i vini che hanno fatto la storia del nostro paese? Quelli più legati alle tradizioni popolari o quelli apprezzati da re e regnanti, da politici e personaggi in vista, di tutte le epoche?

Ecco alcuni primati: la DOC più antica è quella del Frascati (03/03/1966). La prima DOCG spetta al Vino Nobile di Montepulciano (D.P.R. 01/07/1980) al quale viene assegnata la prima fascetta in assoluto AA000001. Il primo vino bianco DOCG è invece L’Albana di Romagna, oggi Romagna Albana DOCG.

La cantina più antica: Barone Ricasoli

Barone Ricasoli, è l’azienda vinicola in assoluto più antica d’Italia e seconda nel mondo. Di fatto il suo nome è legato al vino dal 1141, quando il Castello di Brolio diventò della famiglia Ricasoli. Tutto nacque dalla passione del Barone Bettino Ricasoli, detto il Barone di Ferro, esperto politico e imprenditore vitivinicolo di grande lungimiranza, nonché fautore del vino italiano oggi forse più famoso al mondo: il Chianti. Nel 1600  esportava verso Amsterdam  e Inghilterra, nei primi del ‘900 i vini di Briolo sono così famosi che vengono richiesti dalla Cina, dal Sudafrica, dalla Costa Rica. Nel 1867 ottiene la prima medaglia d’oro all’Esposizione internazionale di Parigi.

Antinori, 26 generazioni dedicate al vino

Antica famiglia di marchesi fiorentini che iniziarono a produrre vino verso la fine del 1300 e da allora si sono susseguite ben 26 generazioni che hanno sempre seguito le orme dei padri. Nel 1753 nasce l’Accademia dei Georgofili, la più vecchia accademia del vino al mondo, di cui si pensa che gli Antinori siano tra i fondatori. Oggi da Antinori potete trovare alcune delle cantine più belle d’Italia.

Berlucchi, il padre del Franciacorta

Nel 1955 il giovane e vulcanico enotecnico Franco Ziliani conosce Guido Berlucchi, gentiluomo di campagna. Ma fu nel 1961 che Ziliani, affascinato dall’elegante figura di Berlucchi e del suo Palazzo Lana, osò proporre l’idea di un vino “spumeggiante” in un territorio abituato ai nettari fermi. Nasce così il primo Franciacorta della storia.

La sfida ebbe inizio e, dopo alcune annate meno fortunate, nel 1961 furono sigillate tremila bottiglie di Pinot di Franciacorta, stappate l’anno dopo. Nasce così la linea di Berlucchi ’61 Millesimati, a ricordo di quell’anno glorioso.

Il frappato di Vittoria e feudo Santa Tresa

In un angolo tra i più affascinanti della Sicilia, nel Ragusano, tra i fiumi Ippari e Dirillo, distesa su una piana molto fertile che digrada verso il mare, c’è Vittoria, fondata nel 1607 dalla contessa Vittoria Colonna Henriquez-Cabrera per colonizzare l’area occidentale dell’antica Contea di Modica.

Figlia di Marcantonio II Colonna, viceré di Sicilia dal 1577 al 1584, e di Felicia Orsini, della potente famiglia romana che ebbe anche un papa tra i suoi antenati. A quel tempo la contea di Modica era il più grande stato feudale del regno di Sicilia: ebbe una lunga durata, dal 1282 al 1812, sotto l’amministrazione dei Mosca, dei Chiaramonte, dei Cabrera, degli Enriquez, degli Alvarez de Toledo e degli Stuart y Silva.

Alla cantina Santa Tresa due fratelli trentini, Stefano e Marina Girelli, che si sono trasferiti qui per amore della Sicilia, hanno trovato i cloni autoctoni di Frappato e Nero d’Avola, quasi abbandonati. Da qui nasce Rina Russa Frappato Terre Siciliane IGP , che significa appunto terra rossa, un omaggio al territorio.

Feudo Disisa e il sogno di Guglielmo II

Nel 2015 la splendida cattedrale arabo-normanna è stata dichiarata Patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Fu in una notte del 1171 che re Guglielmo II detto il Buono, ebbe in sogno l’apparizione della Madonna che gli svelava il posto dove era nascosto un immenso tesoro, un bottino di guerra di suo padre che era stato nascosto. La Madonna chiedeva al re di erigere un tempio a lei dedicato con quanto ritrovato. La leggenda non racconta se il tesoro fu mai ritrovato, ma sappiamo per certo che il re costruì subito una cittadella fortificata e un tempio e dispose che cento monaci si trasferissero subito a Monreale. 

Feudo Disisa: La storia di questa cantina, il cui nome deriva dall’arabo “aziz” che significa “splendido”, come la meraviglia del paesaggio e dintorni, è strettamente legata a Guglielmo II. Infatti poco dopo la costruzione della cattedrale di Monreale, a pochi chilometri dal Feudo, fra le vallate del Belice e dello Jato, donò queste terre all’Arcivescovo di Monreale, per produrre il vino per la messa. Alla fine del XVII secolo l’Arcivescovo di Monreale possedeva ancora i 72 feudi attribuiti fin dal 1176. Da oltre 200 anni il feudo è invece di proprietà della famiglia Di Lorenzo. 

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Corte Lantieri: dove Dante scrisse il Purgatorio

Oggi è un castello, un agriturismo e una cantina, Corte Lantieri,
nell’affascinante borgo medioevale di Capriolo, in uno dei luoghi
paesaggisticamente tra i più suggestivi e incontaminati della Franciacorta. Sede della storica famiglia dei Lantieri “de Paratico”, suffisso nobiliare nel paese omonimo in provincia di Brescia, al confine con il lago d’Iseo.

I Lantieri si distinguevano per la produzione di vini già dal XVI secolo: erano allora apprezzati fornitori alla corte dei Signori Gonzaga di Mantova,
ed alle corti di Ferrara e Milano, con il “Rubino di Corte Franca”, antesignano dei vini attuali. Sicuramente il più famoso ospite della tenuta è stato l’esule e sommo poeta Dante Alighieri. Proprio qui, ispirato dal paesaggio, avrebbe scritto alcuni versi della Cantica del Purgatorio. Se non sono storici (e blasonati) questi vini…

Ma Palazzo Lantieri ospitò nel 1728 Carlo Goldoni e suo padre, medico personale del conte Francesco Antonio Lantieri, Luogotenente generale delle Armate dell’Imperatore. Qui soggiornarono anche Maria Teresa d’Austria nel 1782 e, sempre nello stesso anno, Pio VI .

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La Historia del Conte Guicciardini

La Historia d’Italia è un capolavoro che non viene spesso nominato nei libri di storia ma che ci ha tramandato il fiorentino Francesco Guicciardini, raccontando un periodo tumultuoso e confuso. Un capolavoro che colloca per la prima volta l’Italia all’interno del contesto politico europeo, descrivendo minuziosamente tutti gli eventi accaduti tra il 1492 (con la morte di Lorenzo il Magnifico e la scoperta dell’America) e il 1534 (anno
della morte del papa Clemente VII, al secolo Giulio di Giuliano de’ Medici, figlio naturale del fratello del Magnifico, ucciso nella cattedrale fiorentina durante la congiura dei Pazzi).

Dopo cinque secoli la stessa famiglia ha dedicato una cantina al suo
prestigioso antenato, il Conte Guicciardini. E la scrittura de La Historia avviene propria in una delle tre tenute di famiglia, a Castello di Poppiano, che per secoli ha protetto la città di Firenze.

E La Historia si chiama il merlot in purezza che, all’esuberanza dei tratti del varietale di partenza, fonde sfaccettature e trame che un territorio come quello toscano, e chiantigiano in particolare, sa donare al vino. Il super tuscan che custodisce sull’etichetta la copertina originale de La Historia. Sicuramente tra i vini più “storici”.

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Al Castello di Spessa con i vini di Casanova

In questo Golf&Wine Resort l’accoglienza è sacra, da secoli. Dimora di signori della nobiltà friulana e triestina, qui hanno apprezzato i vini e la cucina Lorenzo Da Ponte, il celebre librettista di Mozart e Emanuele Filiberto d’Aosta.

E ancora il viveur Giacomo Casanova, che – ospitato dall’allora proprietario Conte Luigi Torriani – vi trovò rifugio e tranquillità per scrivere.

Nelle sue Memorie parla proprio di bottiglie “di qualità eccellente”, oggi come allora. Icona di raffinata ospitalità Italian Style, il resort è fra i simboli più conosciuti ed apprezzati del bon vivre e dell’ospitalità del Friuli Venezia Giulia, terra di confine dove si sono incontrati e intrecciati, in uno straordinario melting pot, mondo latino, slavo, germanico. Per omaggiare il suo più illustre ospite, nel parco storico che circonda il castello è stata tracciata una romantica passeggiata letteraria fra alberi secolari, bersò, balconate ornate di statue. 10 tappe scandite da sorta di pagine di libro in ferro battuto, dove sono incise frasi di Casanova sull’amore, le donne, l’amicizia, la vita. I vini che si bevono qui sono tra gli storici più passionali.

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Ca di Rajo e la leggenda del diavolo

Il diavolo da sempre è al centro di tante leggende popolari. Incarnazione suprema del male, a lui sono solitamente attribuiti i problemi della popolazione o le carestie. Riprendiamo una leggenda della zona del Piave che vuole che, nelle notti di luna piena, il diavolo scenda sul paesino di Rai di San Polo di Piave (TV) poggiando un piede sulla torre e l’altro sul campanile della Chiesetta del Carmine, una pieve del 1300, un momento in cui è meglio che nessuno esca in strada. Una sorta di coprifuoco ante litteram.

All’interno della tenuta Ca’ di Rajo oggi si trovano ancora i resti della torre di Rai, su una collinetta, immersa tra alberi centenari e circondata da campi coltivati, in una cornice che la rende unica nel suo genere. Entrambe le strutture sono sempre visitabili con percorsi guidati. Il Sangue del Diavolo Raboso del Piave Doc e il Notti di Luna Piena Raboso del Piave Docg Malanotte di Ca’ di Rajo sono un tributo alla leggenda.

Il vino della principessa Sissi a Castello Rametz

Sissi amava soggiornare a Merano per curare i suoi problemi di salute e spesso a Castel Rametz, sua dimora d’elezione. E gustare uno dei vini storici più famosi dell’epoca, fatti oggi su ricetta di quelli del tempo. Oggi sicuramente la più bella del Burgraviato, costruita completamente in pietra, vanta il primato di più antica cantina dell’Alto Adige. Al tempo degli zar (ai quali venivano spedite casse di vino a San Pietroburgo con una linea ferroviaria dedicata) e qui alla metà dell’ottocento viene importato dalla Francia per la prima volta il nobile vitigno originario della Borgogna.