Magazine online di enogastronomia, ristorazione e ospitalità • Lunedì 10 Dicembre 2018

La Michelin e le Stelle l’Italia

Il nostro Paese arriva a 10 “tri-stellati” ma prevale la delusione per le tante esclusioni eccellenti e per il criterio di valutazione degli ispettori della “rossa”

L’Italia fa 10 “tre stelle” ma non festeggia. Nonostante il nostro Paese sia il secondo con più stelle al mondo e detenga l’8 per cento di tutte le “tre stelle” mondiali, nella grande sala-teatro dell’Auditorium Paganini di Parma, nessuno si entusiasma, tranne quando saluta con un boato la “promozione” di Mauro Uliassi, con il suo omonimo ristorante di Senigallia. Entra così ad arricchire il gruppo dei “tri-stellati”, che passa come detto da 9 a 10 raggiungendo Osteria Francescana, Dal Pescatore, Le Calandre, Da Vittorio a Brusaporto, Enoteca Pinchiorri, Piazza Duomo, Reale, La Pergola e St. Hubertus.

Mauro Uliassi

Brindano gli chef presenti per la conquista della prima stella, per la conferma delle tre stelle o, come nel caso di Enrico Bartolini, per l’ottenimento di ben sei riconoscimenti, con l’ultima stella del Sant’Uffizio di Cioccaro di Penango, nel Monferrato.

E nonostante il neodirettore internazionale delle Guide Michelin, Gwendal Poullennec (che ha sostituito Michael Ellis), sottolinei l’arrivo di un nuovo “tri-stellato”, nella sala c’è un malcontento diffuso per una esagerata parsimonia che si era già manifestata lo scorso anno (ci furono infatti soli 3 nuovi “2 stelle”) e che quest’anno appare addirittura più evidente. Possibile che dei 306 ristoranti “mono stella” nessuno di essi sia stato meritevole della seconda? I tanti che infatti ambivano, a ragione, alla seconda stella sono rimasti a bocca asciutta – come ad esempio i favoritissimi Riccardo Camanini (Lido84), Francesco Apreda (Imàgo all’Hassler) e Luigi Taglienti (Lume) – aumentando di fatto di 12 unità la schiera dei “mono stella”, dove convivono realtà molto diverse tra loro tanto da rendere indecifrabile il criterio di selezione della Michelin.

Francesco Apreda

Cosa che emerge ancor di più nei confronti della Capitale, penalizzata dalla rossa e mortificata dalla perdita di ben tre ristoranti stellati: Magnolia, Antonello Colonna e Stazione di Posta. Grande il dispiacere soprattutto per l’ingiusto declassamento del ristorante del Grand Hotel Veneto, regno dello chef Franco Madama. Confermate le due stelle del Pagliaccio dell’ottimo Anthony Genovese, negate invece a Roy Caceres (Metamorfosi) e a Gianfranco Pascucci (al Porticciolo). Desta invece stupore la mancata attribuzione della stella a Oliver Glowig che, ad un anno dall’apertura del suo fantastico ristorante Barrique, ne era assolutamente meritevole.

Roy Caceres

Ma anche a Milano le cose non sono andate meglio. Nessuna nuova stella e, anzi, una in meno, quella di Armani. Grande delusione per Carlo Cracco, che il Gambero Rosso ha premiato con “tre forchette” e la rossa ha invece nuovamente snobbato. E anche qui ci si domanda come sia possibile. Antipatia o improvvisa incapacità di Cracco?

Annata grama per le grandi città. Napoli non perde stelle ma ne guadagna solo una, con il Caracol di Bacoli. Zero stelle anche per Bologna e Firenze.

Exploit invece per la provincia di Viterbo che guadagna due stelle con il ristorante di Danilo Ciavattini e con Lorenzo Iozzia (Casa Iozzia). Conquista finalmente una stella anche Matera e la Basilicata, con Vitantonio Lombardo.

enrico bartolini

Enrico Bartolini

Tra le regioni esulta invece il Piemonte con 5 nuove stelle (3 a Torino), dove Enrico Bartolini mette in bacheca una nuova stella con il Sant’Uffizio, nel Monferrato, confermandosi lo chef più stellato del nostro Paese con ben sei riconoscimenti. Brinda anche Antonino Cannavacciuolo che conquista la stella per entrambi i suoi bistrot di Novara e Torino, che si vanno così ad aggiungere  a Villa Crespi.

cannavacciuolo

Nella classifica delle Regioni in testa la Lombardia con 60 stellati, il Piemonte secondo con 45, la Campania terza con 43, il Veneto quarto con 39.

Nella classifica delle città comanda sempre Roma con 26 stelle, su Napoli e Milano.

Sembrano tante ma non lo sono. Basti pensare che nella graduatoria mondiale per stelle Tokyo ricopre la prima posizione con addirittura 314 stelle! Segue Parigi con 141, Kyoto 138, Osaka 121, New York 93, Londra e Hong Kong 87, San Francisco, Singapore 47 e Shanghai 40.

Nota positiva il gran numero di giovani: la metà dei 29 nuovi chef stellati ha meno di 35 anni, un terzo meno di 30.

Nota negativa la quota rosa: una sola donna tra i 29 nuovi stellati.

In definitiva un’edizione in chiaroscuro che ha suscitato tanti, troppi interrogativi, ai quali sarebbe bene rispondere tempestivamente per evitare che si ripropongano il prossimo anno alla Michelin Revelation che, dopo tre anni a Parma, si terrà stavolta a Piacenza.