Magazine di ristorazione e itinerari enogastronomici • Mercoledì 22 Settembre 2021

Ma quante pizze buone ci sono a Milano?

Da Gino Sorbillo a Berberè, passando per i “raddoppi” di Caputo, Briscola e Lievità. L’arte bianca alla conquista della Madonnina

Che Milano stesse per diventare una sorta di capitale 2.0 della pizza lo si era capito sin dai tempi non troppo distanti a dire il vero in cui il guru Gino Sorbillo (nella foto di copertina) aveva portato all’ombra della Madonnina prima la sua “napoletana” con Lievito Madre (proprio al Duomo tra l’altro) e poi pure la mitica “fritta” con Zia Esterina, lo scorso aprile in zona Scala, via Agnello 19.

E forse proprio la presenza del maestro partenopeo ha fatto scuola, visto il moltiplicarsi davvero incessante delle nuove aperture meneghine dedicate all’arte bianca, che fra new entry assolute e seconde sedi innalzano ulteriormente il livello di qualità in città.

Alle Colonne by Caputo ha raddoppiato la sua presenza (in via Falcone 7) con il nuovo locale in corso di Porta Ticinese 16, inaugurato ufficialmente lo scorso 23 settembre. Al centro ancora una volta la vera pizza napoletana, realizzata dallo chef di bagnoli Vincenzo Lettieri con ingredienti freschi e di prima scelta, su base a preparazione lenta con lievito madre e cottura rigorosamente a legna. Il diametro è di 40 cm (vale a dire “a rotè è carrètta”…)! Qui trovate tutte le classiche, realizzate con delizie come mozzarella di bufala Dop, pomodori pachino, prosciutto di Parma, ricotta di bufala, olio extra vergine, e altre varianti dalla combinazione di sapori decisi come, per esempio, la Pizza Tripudio: mix fra le note di affumicato della provola di Agerola, dolce del piennolo del Vesuvio DOP e il piccante dell’ nduja di Spilinga.

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Alle Colonne by Caputo

Ha concesso il bis anche Briscola, che a un anno e mezzo dall’ingresso in città in via Fogazzaro (Porta Romana) ha portato il suo format 100% italiano dedicato alla “pizza da condividere” in Sempione, via Piero Della Francesca 31. Stessa formula vincente: habitat metropolitano e minimal basato sui toni del nero e un menu che mette l’accento sull’aspetto conviviale permettendo di scegliere a coppie di due, fino a otto, tra 16 “pizzine” (18-20 cm di diametro) e 10 “pizzine” stagionali da abbinare tra loro. Non mancano comunque le “personali” classiche formato 28-30 cm: margherita, bufala e marinara preparate, come disciplina vuole, con pomodoro San Marzano e fior di latte campano.

briscola

Briscola

E con il Volume II si accoda al folto gruppo di pizzerie in crescita ed espansione anche Lievità, che accosta alla sede storica di via Ravizza quella nuova di zecca di via Pasquale Sottocorno 17, praticamente in San Babila. La pizza di Giorgio Caruso ha conquistato tutti con la sua croccante consistenza che ospita variazioni gourmet delle ricette più classiche. Nello specifico si tratta di variazioni di margherite, che cambiano in base al pomodoro abbinato al giusto latticino: fiordilatte di Agerola, burrata o provola e altre evoluzioni creative pensate apposta per esaltare prodotti di mare e terra e alternative vegetariane o senza latticini.

lievita

Lievità

E in chiusura, non potevamo non (ri)citare naturalmente la new entry imperdibile di stagione targata Berberè, di cui abbiamo già parlato qui nel dettaglio. I fratelli Aloe, dopo aver incantato il pubblico a Expo, sono sbarcati con le loro pizze gourmet (dall’impasto maturato naturalmente con pasta madre viva per almeno 24 ore, assolutamente senza lievito di birra (solo lievito madre) e frutto di farine semintegrali biologiche targate Alce Nero) nel quartiere di tendenza Isola (via Sebenico 21), in un locale ampio e dai toni caldi con bentre sale e circa 80 coperti.

berbere

Berberè