Magazine di ristorazione e itinerari enogastronomici • Domenica 25 Luglio 2021

Napoli: come si mangia da Aria, la nuova avventura di Paolo Barrale

aria ristorante napoli

Siamo stati da Aria, la nuova “casa” partenopea dello chef di origini siciliane. Abbiamo assaggiato i nuovi piatti, carichi di audacia e tradizione, e ve li raccontiamo in anteprima.

Ricca, ma anche povera. Allegra e malinconica. Signorile e fatiscente. Sono i “mille culure” di Napoli, città d’arte, luogo che si autocertifica con il suo folclore ingombrante. Raggiunta dal mare, sorvegliata dal Vesuvio, il capoluogo partenopeo mette in fila sfumature e contrasti per sintetizzare una personalità fortissima. La ami e la odi con la stessa intensità, lei che ti fa sentire vivo a ogni incontro anche se fugace. E poi a Napoli si mangia bene, benissimo. Con quella maniera unica di incrociare regalità e popolo.

In centro, a due passi dal porto, di recente ha aperto Aria. Ristorante “fine-dining” firmato da una squadra che ha già dimostrato di saper vincere. Si tratta dei fratelli Mario ed Eduardo Fernandes, con Francesco Morante e Francesco De Vita: menti del già collaudato (ed applaudito) J-Contemporary Japanese Restaurant. “Aria” nasce dall’incontro con la prorompenza culinaria di Paolo Barrale. Allievo di Heinz Beck, per quasi quindici anni chef del Marennà di Feudi San Gregorio, premiato con la stella Michelin. A Napoli, Paolo Barrale prende per mano la tradizione, rimescola, celebra ed esalta. E rilancia sé stesso, confermandosi ottimo interprete di una cucina italiana concreta, ma densa di azzardi.

Il ristorante

I “mille culure” della città, qui cedono il posto ad un’eleganza di grande essenzialità. Ambiente raffinato, pieno di personalità. Gioco di luci pensato per illuminare solo dove serve. Come a voler indirizzare lo sguardo dell’ospite. C’è un magistrale incastro di design e toni caldi. Si predilige l’oscurità per far brillare i piatti che, tra l’altro, sono ben raccontati dalla maitre sommelier Serena De Vita. Competenza e passione per veicolare una cucina molto personale e che riesce ad apparire semplice. Esattamente come il servizio, impeccabile, mai fuori luogo.

Per la carta dei vini, etichette originali e grandi classici che concedono un posto al sole anche alla mixology. Impattante il bancone bar posto proprio all’ingresso, con alle spalle una parete di bottiglie a perdita d’occhio. Si abbina il vino, ma anche un cocktail, da Aria il gioco è aperto a tutti.

I piatti

Assaggiamo il menu degustazione “Aria di casa” (l’altro menu proposto è “Boccata d’Aria” con importanti rimandi all’oriente) e scopriamo che Paolo Barrale riesce nel suo intento: offrire un nuovo punto di vista alla cucina di tradizione, con omaggi e rimandi non solo ai piatti storici, ma all’intera cultura partenopea. Sapori intensi, mai mescolati, celebrati uno per uno. Quasi a voler fare l’appello dei capisaldi della tradizione culinaria partenopea.

Dopo aver assaggiato olio extravergine di oliva (monocultivar Ravece) e burro da latte nobile, con grissini e pane di produzione propria, siamo già certi di trovarci nel regno di un maestro. La focaccia impastata con le patate, sofficissima, golosa, servita con lardo di maialino casertano è indimenticabile.

Entriamo nel pieno del menu con Polpop. Ragù di polpo con cappuccino di patate, lime, pimento e lattuga di mare. Per proseguire, poi, con un piatto simbolo della Costiera Amalfitana, la pasta alla Nerano. Qui servita sotto forma di agnolotti. Naturalmente ci sono le zucchine, il Provolone del Monaco, basilico e maggiorana.

Altro primo, altra corsa. Continuiamo con dei paccheri con lo scorfano e burro al lemongrass. Gran colpo da maestro. Per poi passare al secondo: Royale all’ischitana. Quindi, doverosamente coniglio e la sua immancabile piperna (timo selvatico molto comune ad Ischia), melanzana fondente e purea  affumicata.

Arriva il predessert ed è un omaggio colto (e goloso) al Cimitero delle Fontanelle, l’ossario simbolo della devozione/superstizione dei napoletani verso i defunti. Quindi un teschio che letteralmente si scioglie in bocca. Il dessert previsto dal menu è “Non chiamatela delizia”, omaggio al famosissimo dolce al limone della Costiera. Qui proposto con meringa, sorbetto e cremoso al limone, spuma di limoncello, biscotto all’olio extravergine di oliva.

La pasticceria del ristorante merita applausi, per questo assaggiamo anche “Mela velata”, una creazione che parte dalla tarte tatin francese, per arrivare ad uno spettacolare omaggio al Cristo Velato. La piccola pasticceria, il saluto finale prima di augurarci la buonanotte, merita un primato: si tratta della piccola pasticceria più grande che c’è. Paolo Barrale e brigata si rivelano abbondanti e generosi.

E tra gli assaggi, un pane al cioccolato che, siamo pronti a scommetterci, finirete per ritrovarvelo nel più goloso dei sogni. Immaginazione, collegamenti tra culture, tecnica sopraffina per tradurre tutto con evidente concretezza. La sensazione è quella di un manierismo mai banale, eppure rassicurante, un Paolo Barrale in grande spolvero.

Info utili

Aria Restaurant
Via Loggia dei Pisani, 2-14, Napoli
Tel: 081 843 0195
Il sito