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Croatti e Kazutoshi: da Moebius una quattro mani che sa di Oriente

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Da Moebius è andata in scena un’inedita cena a quattro mani che ha visto protagonisti Enrico Croatti e il sushi master Endo Kazutoshi.

Spazi ampi, luci soffuse, tubi a vista e tanto verde. Quello di Moebius è un piccolo mondo che ci porta direttamente nel Lower East Side di New York. Eppure siamo a Milano.

In perfetto stile post industriale, stiamo parlando di un ex deposito tessile che si estende su 700 metri quadrati e comprende un’offerta poliedrica. Al piano terra troviamo cocktail bar, tapas bistrot e uno spazio di vendita vinili, fino ad arrivare al ristorante sperimentale situato al primo piano.

Moebius

Camminando per la sala del Tapas Bistrot, respiriamo quell’atmosfera di grande socialità e condivisione che ne fa un luogo estremamente vivo e piacevole. Troviamo, inoltre, un piccolo negozio di dischi in vinile curato da Massive Music Store e, poco più avanti, un imponente ulivo secolare proveniente dalla Calabria. Alla sua destra, una scalinata che porta direttamente al cuore pulsante di Moebius, la cosiddetta “navicella spaziale”. Stiamo parlando di una piattaforma sospesa a 4 metri di altezza dove ha luogo“lo Sperimentale”, il regno dello Chef Enrico Croatti.

Cucina a vista con Chef’s table e trenta posti a sedere. E’ proprio qui che si esprimono la creatività e l’estro di Enrico con una cucina votata all’avanguardia e al divertimento.

Lo Chef Enrico Croatti

Profondamente romagnolo, Enrico vanta un bagaglio di esperienze globali. Da Los Angeles all’Angelini Osteria, all’Akelarre, 3 stelle Michelin di San Sebastian in Spagna, per poi passare al Les Terrasses de Lyon del Villa Florentine di Lione, al Grand Hotel Miramonti Majestic di Cortina d’Ampezzo e, sempre a Lione, con Paule Bocuse a L’Auberge du Pont de Collonges. Due le stelle conquistate. La prima al Dolomieu di Madonna di Campiglio e la seconda all’Oro Bianco di Alicante.

Il Maestro Endo Kazutoshi

Da qualche anno Enrico ha deciso di tornare nella sua Italia, a Milano, da Moebius. Ed è in questo spazio che lo scorso 6 aprile ha avuto luogo la cena a quattro mani con Endo Kazutoshi, Chef di Endo at the Rotonda, ristorante stellato di Londra.

Endo fa parte della terza generazione di sushi master della sua famiglia e ha coltivato negli anni lo stile Edomae, una tecnica secolare proveniente da Tokyo.

Da Moebius il maestro giapponese ha portato il meglio della tradizione culinaria kaiseki, lasciando che gli ospiti si mettessero letteralmente nelle sue mani, proprio come prevede l’arte dell’omakase.

La prima parte della serata, infatti, si è svolta direttamente al banco, nelle cucine, dove i piatti sono stati preparati davanti agli ospiti.

Il menu della cena

L’esperienza è iniziata con la Endo’s Business Card: alga nori, riso, tonno, punta di wasabi e una dolce pennellata di salsa di soia. Un’esplosione di sapori connotata da una grande sapidità e un equilibrio che ci ha accompagnato per tutta la serata.

Proprio il bilanciamento è una caratteristica che si rivede in tutti i suoi piatti e ne fa il suo marchio di fabbrica. Dall’ostrica con salsa di soia fino ai gamberi rossi con caviale.

Tra una preparazione e l’altra ci racconta dell’Omotenashi, l’arte dell’ospitalità che ruota intorno all’empatia e alla sinergia che si devono creare tra chef e cliente. Ed è proprio così, perché la personalità decisa del maestro Endo ci trasporta insieme ai suoi sapori che riflettono pienamente il suo modo di essere: coinvolgente.

Le materie prime sono di livello assoluto. Il riso che utilizza, per esempio, proviene da coltivazioni di sua proprietà in Giappone.

Di grande rilevanza anche la reperibilità del prodotto. Il Niigata Hakkaisan che ci è stato servito in occasione dell’ultima portata, a proposito, è un sake praticamente impossibile da trovare. «Sono l’unico a possedere questo sake in tutta Europa» ci racconta con estrema fierezza mentre lo degustiamo.

L’esperienza prosegue con i sapori orientali che vanno a intrecciarsi con quelli più tradizionali del Belpaese dello Chef Enrico Croatti. Tra i più simbolici ecco i ravioli d’astice blu, una rivisitazione più nobile e ben riuscita dei classici “plin al tavogliolo”.

Insomma, quella a cui abbiamo assistito è stato un duetto inedito che ha danzato tra Milano e Tokyo e che, ad ogni passo, a saputo meravigliarci con sapori e tecniche che si sono sposate alla perfezione.

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